Dopotutto non si inventa quasi mai nulla. Consciamente o inconsciamente tutto quello che creiamo è frutto di un'imitazione, di un'ispirazione più o meno palese o anche di più ispirazioni frullate insieme, rimescolate, amalgamate, plasmate, insaporite.
Siamo il prodotto dei nostri sensi; siamo una centrifuga che processa e trita ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, annusiamo (ne ho dimenticato uno - perché no? gustiamo!), e quello che ci distingue è la capacita di trasformare tutto questo magma di stimoli in qualcosa di nuovo, diverso, personale; qualcosa che magari ispirerà altri, in un circolo infinito.


A volte però si copia e basta. Copiare è la più pura forma di ammirazione, dicono. E quando ho visto questo omino forgiato a fuoco e martellate da un vero maestro del ferro, ho subito pensato che dovevo averlo; e averlo per me significa farlo.
Non ho una forgia e non ho mai forgiato il ferro, ma, come diceva qualcuno, quello che non so lo so saldare (sì, non era esattamente così, ma non importa). E così da qualche pezzo di scarto è nata la mia interpretazione dell'omino pensoso, che non è più pensoso ma pieno di meraviglia, stupore e curiosità. Per non dimenticarsi mai di guardarsi intorno. Per non dimenticarsi mai di guardare le stelle.