Queste sculture sono un atto d’amore verso il ferro.
Scarti, materiali che hanno un loro passato e possiedono già una propria forma, una propria identità; superfici, consistenze, pesi, patine parlano e suggeriscono nuove configurazioni, nuovi equilibri solo apparentemente precari, in un gioco di scomposizioni e ricomposizioni.La forma finale non è predeterminata ma segue nella sua imperfezione i ritmi materici delle componenti, assecondandone i profili e le inclinazioni, quasi avessero volontà propria. L’artista diventa mero esecutore al servizio della sua materia, per ricrearle un’identità senza rinunciare alle individualità dei singoli frammenti.
È un invito a riconsiderare e a riconsiderarsi, a frammentarsi per poi ricostruirsi.





