Amo tutti i miei progetti, ma ce ne sono alcuni a cui lavoro ancora più volentieri perché destinati a persone con un entusiasmo contagioso; persone che mi fanno capire in ogni modo, ad ogni conversazione, ad ogni messaggio, quanto apprezzino il mio lavoro, e quanto abbiamo fiducia nelle mie capacità di progettazione e realizzazione. Se poi mi si propone qualcosa di affascinante, sfidante, che mi costringa a inventare soluzioni e che alla fine sia così bella che vorrei tenermela, allora ho trovato l’oro.
 
Una persona che già aveva acquistato da me una lampada da terra ora ne vagheggiava un’altra da installare nello stesso salone, simile ma diversa, più elaborata: avrebbe dovuto da un lato diffondere luce verso il soffitto e dall’altro illuminare la tastiera e il leggio di un pianoforte, e ovviamente abbinarsi alla sorella che vive nell’altro angolo della sala.
Il progetto era semplice: uno stelo principale con una lampada puntata verso l'alto, e imperniato su questo, a metà altezza, un braccio traversale. Nei primi disegni il braccio trasversale era semplicemente basculante, per poterne regolare l'altezza; ma non era possibile prevedere l'esatta collocazione e orientamento della lampada, a parte il vincolo della luce sul pianoforte, quindi, parlandone, abbiamo deciso per la massima flessibilità: avrebbe anche potuto ruotare rispetto allo stelo principale, per direzionarlo a piacimento.
Di qui tutto in discesa – più o meno: assemblare i due steli, progettare lo snodo che era letteralmente il cardine di tutto, costruirne un primo prototipo per essere certo che funzionasse, replicarlo “in grande” e capire come fissare il tutto, studiare un contrappeso da unire alla “coda” perché la struttura fosse bilanciata; e come sempre, escogitare, trovare sistemi, congegnare, affinare, riprogettare. Perché, come sempre, niente è di fabbrica in questa lampada, dalla base inventata a imitazione di quella esistente, ai faretti di acciaio inox ricavati da una gamba di tavolo.
 
E ora finalmente è nella sua nuova casa, ad ascoltare Beethoven. O Liszt. O Chopin. Brahms? Schubert? Chissà cosa le piacerà di più.