Usando della lamiera recuperata avevo creato la parte cilindrica, per nessun altro motivo se non che ho una fascinazione assoluta per le forme circolari; non era neanche perfetta, restava una parte non chiusa, e le due parti finali erano pure disassate. Qualche tentativo di trasformarla in qualcosa di significativo, completo, ma nulla era arrivato a conclusione.

Finché ho guardato con occhi nuovi un tondino di ottone che girava per il laboratorio (lo giuro, hanno vita propria, vanno in giro, li trovo in posti diversi, non c’entro niente io!) e ho avuto l’illuminazione – termine appropriato direi: quella fessura non sarebbe stata un difetto ma il mezzo per far entrare lame di luce sotto la forma di spine dorate. L’immagine era chiarissima nella mia testa.

Non posso dire che la realizzazione sia stata semplice, ma siamo qui, Luce è reale ed è esattamente come l’avevo vista nei miei pensieri.

E qui arriviamo al punto.

Se non avessi avuto sott’occhio quel tondino di ottone, avrei concepito questa scultura? Avrei pensato alla luce che filtra dalla fessura?

Se non avessi comprato anni fa per caso quei fondelli, avrei creato Attrazione e Slittamento?

E potrei proseguire, ma la questione è la stessa: queste opere di cui vado tanto orgoglioso sono creazioni del mio ingegno, della mia fantasia, o solo del caso che mi fa capitare tra le mani materiali che sì, loro e solo loro mi suggeriscono forme e configurazioni? Qual è il mio valore, se non faccio che assemblare parti?