
Quest'ultimo spiraglio di estate è particolarmente prolifico.
Ci sono forme a cui sono affezionato che si consolidano, si evolvono, prendono strade nuove e danno vita alla mia prima piccola serie - ma ne parlerò prossimamente - e nuove ispirazioni, come al solito nate per caso, guardandomi attorno, che pian piano si definiscono, si alzano esitanti sulle loro gambe e vanno, incerte, storte, imperfette; ma alla fine, in un modo o nell'altro, tutte si costruiranno da sole, come le canzoni, diceva qualcuno.
Lei per esempio è già cambiata da quando ho scattato queste foto, e chissà quale vestito sceglierà di indossare, alla fine. Io sono curioso.

Va così di moda il minimalismo, perché non darne una mia interpretazione sotto forma di lampada?
La verità è che mi stavo scervellando sulla forma e sul materiale per la base di un'altra lampada, e mentre rovistavo tra ferraglie varie, ritagli minuscoli, sezioni di tubi di biciclette, un freno a mano, parti di estintori, motorini di ventilatori, mi è capitato tra le mani questa sagoma di lamiera sottile che chiedeva di essere usata. Potevo forse resistere al richiamo?
Così con l'aiuto del solito legno di traversina ferroviaria e di un vecchio faretto (la genesi è stata un po' più complicata di così, ma è bello far credere che nasca tutto come per incanto) è nata lei, semplice e leggera. Con l'anellino che non ha una funzione ma è lì perchè, perché sì.
Meno minimalista, più vezzosa.

Questa è stata una delle creazioni più immediate che siano mai uscite dal mio laboratorio, eppure da sola può arredare una stanza.
E illumina, letteralmente, tutte le mie cene.

Scarti, scarti, scarti.
Raramente parto da un progetto, quanto si tratta di lampade. Di solito le possibilità sono due: o nel mezzo di una qualsivoglia di attività mi sorprendo a pensare "Potrei costruire una lampada così!", e cerco allora di ricreare quello che ho visto nella mia testa, oppure mi guardo intorno, sistemo due pezzi di tondino insieme, accosto un ritaglio di lamiera, provo a unire quel paralume trovato nel cassone degli sconti al Brico, e pian piano vedo nascere quello che potrebbe essere, finché non trovo una forma che mi soddisfa.
In questo caso, la contemplazione del bidone degli scarti ha dato i suoi frutti.


Non è sempre tutto semplice e divertente.
Capitano giornate in cui gli eventi ti fanno rivalutare scelte e strategie, ti colpiscono e ti lasciano a terra, deluso e disilluso.
Che fare, allora? Rimanere pensoso e afflitto a contemplare il bidone degli scarti (sì, è una bombola del gas tagliata) o inveire contro il mondo come i "quattro pensionati mezzo avvelenati" di De Andrè?
Forse è meglio rimboccarsi le maniche, schiarirsi le idee e continuare a fare quello che so fare: costruire cose.
E come diceva il povero babbo di Igor...
https://www.youtube.com/watch?v=Ss-F7WxBFqg
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