La chiamerò Marconi.

Io non volevo comprare quel piccolo ventilatore, nel negozietto dell'usato.
Non mi serviva, non avevo un progetto a breve termine in cui avrei potuto usarlo, e io non sono un accumulatore, no, mica. Tengo solo quello che mi serve. Quindi l'ho lasciato dov'era.
Però l'ho messo in fondo allo scaffale, un po' nascosto in modo che altri non lo vedessero. Perché non si sa mai.
E sono tornato una settimana dopo e c'era ancora, e poco più in là quell'interruttore così ciccione, con i due pulsanti che davano così soddisfazione a schiacciarli.
Take my money.

L'interruttore da solo fa già la lampada, basta fissarlo su una base di legno e io ho quella traversina di cui ho già tagliato un pezzo, sì, proprio la traversina delle rotaie; basta sagomarla un po', qualche grado di inclinazione, ecco, il portalampadina potrà andare qua dietro, perfetto, ma manca ancora qualcosa.
Quale può essere l'ultimo tocco? Quale? Cos...ed è davanti ai miei occhi: il ventilatore, ovvio. Il ventilatore con la sua bellissima griglia.

Avevo detto dall'inizio io, che mi sarebbe servito.

Anni fa ho comprato tre vecchi ferri da stiro, solo perché mi piaceva la loro forma.
Hanno attraversato un trasloco, sono rimasti in uno scatolone credo dal 2013, finché non è arrivata Malpeza e ho deciso di dar loro nuova vita.
Ora uno di loro ha una nuova casa sotto forma di lampada.
Un altro, o almeno una sua parte, la più sexy, con le sue linee bombate anni '60, è qui a far da paralume a questa lampada.
E io continuo a riguardarmela perché queste curve mi stregano e mi affascinano; perché è uscita dalle mie mani e da un'intuizione, un lampo che seguiva a un momento di errore e frustrazione e ha fatto nascere questa meraviglia.
Esagero? No, perché per me lo è davvero.